Statue - Sant'Efisio

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Statue

Arciconfraternita > Sant'Efisio > Iconografia
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Sant’Efisio Sballiau
(seconda metà del 1500)


Questa statua probabilmente veniva portata in pellegrinaggio da Cagliari a Nora ancor prima della istituzione del voto del 1652. Il simulacro è così denominato perché è presente il segno della croce sul palmo della mano sinistra piuttosto che su quella destra.

E' il più antico dei tre simulacri ancora oggi conservati nella Chiesa di Stampace.
La statua è vestita alla greca, con tunica legata in vita e lunga fino ai polpacci, sandali e ampio mantello che copre la spalla sinistra e, avvolgendola, ricade sul braccio sinistro.

La mano destra sostiene la palma, simbolo del martirio; l’atteggiamento frontale e ieratico e ciò porterebbe a datare la scultura ad un epoca molto più antica di quella ufficilmente dichiarata.

Durante i restauri del 2001 si è scoperto che baffi e pizzetto spagnoleggianti del Sant’Efis Sballiau furono aggiunti successivamente e che le sue vesti all’origine erano decorate in estofado de oro.

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Sant’Efisio di Maggio
(XVII sec.)


Simulacro utilizzato per la processione della festa di Maggio.

Sant'Efisio viene raffigurato con capelli lunghi arricciati, baffi e pizzetto alla moda del 600’ spagnolo, vestito da soldato romano con braghe, tunica, corazza con spallacci, protome leonina e stivali.

Una croce rossa di forma latina sul palmo della mano destra protesa in avanti unito ad uno sguardo di estasi rappresentano il momento della conversione.
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Sant’Efisio deL Lonis
(XVIII sec.)


Il simulacro è da molti ritenuto, tra i quali il Canonico Spano, il capolavoro dello scultore Giuseppe Antonio Lonis, di Senorbì con bottega a Stampace, artista eclettico, di forte personalità tale da essere soprannominato il Caravaggio sardo.

Considerata la più bella statua di Sant’Efisio, il simulacro si presenta con una impostazione tardo rococò, una accentuata torsione della figura, quasi danzante, tipico delle sculture del Lonis, o in procinto di solenni riverenze. L’atteggiamento estatico e la cromia vivace e varia, dovuta alla presenza di doratura e meccatura delle vesti, vetri colorati e cerchietti d’osso dorati nelle decorazioni nella lorica in cuoco con lamine di bronzo ritagliate in squame e dai ricami dorati del mantello, il broccato a fiorami della sopravveste, testimoniano molto gusto e perizi del decoro e l’attaccamento dello scultore a modelli e stile settecenteschi.

Al momento questo simulacro viene utilizzato nella processione del 15 Gennaio per il Dies Natalis, ovvero per la commemorazione del suo martirio e durante i riti della Settimana Santa.



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Sant’Efisio
(XIX sec.)


"Dovevo documentare fotograficamente le condizioni della chiesa del Sepolcro per la realizzazione del libro "Cagliari Amore mio" della signorina Cenza Thermes...Trovai la statua durante una ricognizione fotografica presso la chiesa del Sepolcro da anni abbandonata.., mi era stata segnalata da un anziano confratello, il sig. Esu....In una stanza attigua alla chiesa,erano custodite tante altre statue in completo degrado, potemmo salvare solo quella, affidandola alle cure dell'Arciconfraternita di S.Efisio....Con l'autorizzazione del Mons. Perra, allora presidente della commissione d'arte sacra, la statua fu restaurata dal restauratore Pintus a spese della Confraternita della quale in quegli anni era presidente mio padre Luciano.
Per il restauro fu richiesta la somma di cinquecentomila lire, mio padre naturalmente mi fece pesare quella richiesta e l'esborso della somma, anche perchè il ritrovamento aveva avuto una certa eco sulle pagine dell'Unione Sarda e quindi lui si sentiva quasi costretto, ..... qualche tempo dopo, la sera in cui il restauratore riconsegnò la statua e ricevette il compenso pattuito, un giovane confratello, Carlo De Magistris, recapitò a mio padre un assegno di cinquecentomila lire, dono di un benefattore....mio padre mi raccontò l'accaduto mi guardò come faceva quando era contento, mi sorrise e non disse una parola.
Qualche anno più tardi, il parroco di Sant'Eulalia, don Cugusi, avendo saputo del trasferimento della statua alla chiesa di sant'Efisio, contattò mio padre per ben due volte; naturalmente mio padre pensò bene di informarmi ma non diede risposta, compresi che dovevo intervenire per spiegare quanto era successo; mi recai alla chiesa di Sant'Eulalia, portai con me la documentazione fotografica del degrado in cui si trovavano le statue, compresa quella di sant'Efisio, e dissi a don Cugusi che l'avevamo salvata perchè si trattava di Sant'Efisio e che non potevamo sapere che qualche anno più tardi sarebbe arrivato lui e che avrebbe salvato tutto (le statue superstiti furono tutte restaurate e collocate nel museo della chiesa di sant'Eulalia dove attualmente fanno bella mostra di se)... Don Cugusi, visto l'entusiasmo e i fatti relativi, non chiese più di rientrarne in possesso."
prof. Antonio Salis
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Sant’Efisio
(fine XVII sec.)


Simulacro ligneo donato dalla famiglia Mulas-Pellecchia nel 2015
all'Arciconfraternita in occasione della 359a festa di Sant'Efisio.
Nel 2016 la statua è stata restaurata dalla restauratrice Simona
Berardi col contrbuto finanziario del Comune di Cagliari
e dell'Alternos, della 360a festa di Sant'Efisio, Luigi Minerba.


_____________________________________________________________________________________ (foto di Mauro Corona)

Febbraio 2017
- webMaster Paolo Onida
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